La sessione d'esame invernale del 2003 fu un disastro completo. Dopo inglese, cominciai con chimica, passai lo scritto per puro caso e non mi presentai all'orale, o meglio, mi presentai ma al momento di essere interrogato chiesi di andarmene. Mi buttai su anatomia II, con la forza della disperazione di chi sa che per passare il blocco del 2° anno deve compiere un autentico miracolo.
Come ho scritto nel post "8 - INGLESE III", in quei tempi avevo cominciato a frequentare i ragazzi di CL - Student Office e ad andare alle consuete riunioni settimanali. Le prime a cui partecipai mi colpirono profondamente: leggendo alcuni passi dei libri di Don Giussani, partiva un dibattito sull'argomento del giorno al quale poteva partecipare chiunque avesse voluto. Si facevano discorsi molto profondi e io ero stupidamente affascinato da tutto ciò che rappresentava una completa novità per il mio Io, affamato a quei tempi di discorsi semifilosofici sulla vita. Così, senza che me ne rendessi conto, mi ritrovai completamente invischiato nell'accoppiata CL - Student Office e, visto che erano ormai prossime le elezioni studentesche, l'Agnese mi candidò per la rappresentanza degli studenti in Consiglio di Laurea e di Facoltà. "Così facciamo numero, non ti preoccupare se poi non puoi venire ai consigli" mi aveva convinto lei. Oltre ad Agnese, c'era una ragazza del 5° anno (Miss 30 e lode) che mi aiutava nello studio dell'anatomia, ma comunque non assimilavo nulla di quello che mi spiegava! In uno di questi incontri con Miss 30 e lode venne anche Silvia, quella ragazza di cui ho raccontato l'esame di istologia. Alla fine della lezione, durante la quale Miss 30 e lode ci aveva cagnato in continuazione, decidemmo di non partecipare più ad alcun incontro con lei.
Andai all'esame impreparato come non mai. Dovevo tentare però, era l'ultimo appello di febbraio, non potevo buttare via l'ultima possibilità di dare almeno un esame di sessione. Partii con microanatomia: l'esame consisteva nel descrivere 3 vetrini su foglio protocollo, poi integrare lo scritto con l'orale dopo circa mezz'ora; naturalmente, non poteva mancare anche l'interrogazione di macroanatomia con un'altra prof. Cominciai a guardare negli obiettivi dei 3 microscopi che avevo davanti, ma non ci capii una mazza di niente. Provai a scrivere qualcosa a caso sul foglio e a indovinare i 3 vetrini, ma non sapevo proprio un cazzo (detta come va detta). Finito lo scritto, passai alla correzione e all'interrogazione orale. Letto ciò che avevo scritto, il mio prof storse il naso tanto da fare quasi un giro di 90 gradi, poi mi fece una domanda davvero gnocca sugli enterociti. Scena muta. Poi toccai il fondo: davanti a tutti i miei compagni di corso, il prof esclamò a gran voce: "SCUSI SA, LEI NON PUO' VENIRE QUI A FARE IL KAMIKAZE". Gelo. Il tempo si fermò. Tutto diventò di ghiaccio attorno. Mi caddero le braccia, e quel minimo di orgoglio che avevo cadde a terra fracassandosi in mille pezzi, facendo un frastuono fragoroso, come una tavolata di bicchieri di cristallo che cade in una stanza ampia e vuota. Avevo studiato più di un mese, ma lo avevo fatto male.
Era andato tutto male. Malissimo. Marzo lo passai a crogiolarmi nell'autocommiserazione, aprile a studiare per l'appello straordinario di maggio di fisiologia I che, manco a dirlo, non passai. Quello fu il capolinea della mia diastrosa vita universitaria al biennio. Avevo 9 esami da dare in 3 mesi per poter passare l'anno: un'impresa impossibile. In quell'anno e mezzo non avevo combinato davvero un tubo, avevo fatto pietà. Decisi, quindi, che l'esame di anatomia del 3 giugno 2003 sarebbe stato l'appello della verità: o ce la facevo, o mollavo medicina. Solo un miracolo avrebbe potuto salvarmi, ma in fondo l'avevo già conosciuta. Il miracolo si chiamava Silvia.
